Onorevoli Colleghi! - Le vicende che hanno coinvolto recentemente il gruppo Telecom Italia pongono una serie di gravi interrogativi di natura politica ed economica che vanno chiariti in sede parlamentare attraverso la costituzione di una apposita commissione di inchiesta.
In particolare il comportamento del Presidente del Consiglio dei ministri e del suo staff e di alcuni Ministri appare fortemente criticabile sotto diversi profili. C'è innanzitutto una indebita interferenza nell'attività e nelle strategie di una grande impresa quale è la Telecom che è, è bene ricordarlo a chi sembra averlo dimenticato, una società privata che deve potere agire liberamente secondo le regole del libero mercato. Interferenza che ha determinato le dimissioni del Presidente Tronchetti Provera.
È grave il tentativo del Governo di ostacolare decisioni del consiglio di amministrazione di Telecom ed è grave che sia stato formulato, da parte del principale consigliere economico del Presidente del Consiglio dei ministri, Angelo Rovati, un piano che prefigura un intervento pubblico di sostanziale statalizzazione della rete fissa Telecom attraverso l'intervento della Cassa depositi e prestiti.
È poco credibile che il documento predisposto da Angelo Rovati e da questi
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inviato usando la carta intestata della Presidenza del Consiglio dei ministri al dottor Tronchetti Provera non sia stato conosciuto dal Presidente del Consiglio dei ministri. Né la questione può considerarsi risolta con le tardive dimissioni di Rovati.
Da tutta questa vicenda è emerso un chiaro orientamento interventista, dirigistico e statalista del Governo ed in particolare del Presidente del Consiglio dei ministri ed inoltre, e questo è particolarmente grave, il comportamento del Governo ha provocato un danno notevole all'immagine e alla credibilità del nostro Paese presso i mercati finanziari internazionali.
È evidente infatti che gli operatori economici esteri avranno ora forti remore ad investire in Italia, dato l'orientamento interventista e dirigista manifestato dal II Governo Prodi.
È pertanto necessario chiarire fino in fondo i contorni di questa vicenda affinché il Governo si assuma le proprie responsabilità e sia posto rimedio al discredito del nostro Paese provocato presso la comunità economica e finanziaria internazionale.
A margine di questa vicenda è da ricordare che sicuramente alla radice degli attuali problemi della Telecom c'è il suo forte indebitamento dovuto alla spericolata acquisizione «a debito» del controllo della Telecom da parte della cosiddetta «razza padana», tanto a suo tempo sostenuta da esponenti di spicco della maggioranza attuale, all'epoca dei Governi di centro sinistra della XIII legislatura.
Data la gravità politica ed economica dei fatti, la sede più opportuna per accertare i comportamenti e le responsabilità politiche è quella solenne del Parlamento, utilizzando lo strumento della Commissione parlamentare di inchiesta bicamerale.
Tale Commissione, che avrà gli stessi poteri dell'autorità giudiziaria e alla quale non potrà essere opposto il segreto di Stato, dovrà concludere i propri lavori entro un anno, prorogabile al massimo di un altro anno, in quanto questa vicenda deve essere chiarita fino in fondo al fine di limitare, per quanto possibile, i danni già provocati alla reputazione e alla credibilità del nostro Paese in campo economico e finanziario.
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